«Stasera voglio giocare in modo…diverso!»
Manuela, l’unica del gruppo che conoscevo poco aveva esordito con una sparata alquanto egocentrica. L’avevo vista solo una volta durante una cena organizzata sempre da Sara. I suoi occhi scuri non si erano staccati un solo istante da me, il suo sguardo cupo e magnetico mi aveva infastidita trovandolo troppo insistente e prima di andare via, con una scusa, si era avvicinata e mi aveva accarezzata dal centro della schiena sino alla curva delle natiche. Inaspettatamente, quel gesto mi era piaciuto.
«Cosa intendi Manu?» aveva chiesto Sara con una strana luce negli occhi. Rimasi ferma in attesa della risposta.
«Voglio giocare con Alessia.»
Sentendo il mio nome fissai prima la mia amica e poi quell’arrogante che mi guardava come se si trovasse di fronte a un bignè farcito con molta crema che le aveva fatto venire l’acquolina in bocca.
«Vuoi sfidarmi a biliardo?» le chiesi con tono sarcastico e un mezzo sorrisetto.
«Uhm, voglio giocare con te, tutto qui.»
La sua affermazione fece ridere le altre ragazze presenti e quella reazione mi indispettì oltre ogni misura.
«Potresti perdere» la provocai ancora, di proposito.
«Io non perdo mai.»
Fu proprio quella sua risposta da arrogante del cazžo che mi spinse ad accettare la sfida. Mi sarei messa in gioco per il puro gusto di vederla cedere schiacciata dalla sua stessa boriosità. Mi voleva, in un modo subdolo e perverso. Sentivo il suo odore di carogna in calore dai due metri di distanza che ci separavano. Mi alzai dal divano e assumendo un’andatura da femme fatale la raggiunsi con pochi passi lenti.
«Inizio io?» le sussurrai all’orecchio sfiorandole con i polpastrelli la guancia dalla pelle candida. Dischiuse le labbra e puntò come un falco le mie. Ma le morsi facendole capire che sarei stata al suo gioco.
«Spogliati!» mi disse in modo perentorio, neanche fosse un ordine.
Trattenni l’impulso di mandarla a fancůlo, la mia curiosità per sapere fin dove si sarebbe spinta mi permise di essere mansueta. Senza perdere tempo mi tolsi il vestito mettendo in mostra la biancheria intima che adoravo indossare. La stronza deglutì alla vista del pizzo che impreziosiva la mia pelle. Scese portando il suo sguardo arrapato sulle autoreggenti audaci avevo indossato quella sera. Forse era così che mi aveva sempre immaginata nei suoi sogni torbidi consumando orgasmi nella solitudine della sua stanza. Prima che potesse proferire parola anticipai ogni sua mossa, spazzando via il gioco che aveva in serbo per me.
Mi distesi sul biliardo, adagiai lentamente la mia schiena sul tappeto verde leggermente riscaldato. Presi una palla e me la infilai in bocca, e per rendere il gioco più invitante allargai le gambe esponendo la mia carne generosa. Attesi nell’impossibilità di parlare. Manuela afferrò la stecca, la puntò verso la palla facendola scorrere sulle sue dita più volte nell’intento di prendere la mira. Si strusciò sul mio corpo intrecciando le gambe con le mie, approfittò della situazione per rendere realtà i suoi sogni proibiti.
«Palla in buca centrale» disse spingendo il bacino tra le mie cosce simulando una gradevole penetrazione. Ansimai e mi leccai le labbra con la punta della lingua sotto il suo sguardo voglioso. Non era più una provocazione, me la sarei scopata; in fondo la serata era appena iniziata. Ma lei non si fece distrarre, colpì una palla posta al lato della mia testa che andò dritta dove aveva deciso lei. Non c’era che dire, Manuela era un’ottima giocatrice.
© Lisa Steiner
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